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JACKFLY - LA RIBELLIONE

Nel limbo

Dovevi averla combinata davvero grossa, Giacomo La
Mosca, per gli amici Jack, per ritrovarti a trentotto anni
all’ospedale con le ossa rotte e la terra bruciata intorno.

E poi c’è anche scappato il morto, e a questo punto le cose
dovevano cambiare per forza. Ma dove avevi sbagliato?
Eppure il tuo lavoro lo sapevi fare. Altrimenti, perché ti
avrebbero sempre pagato così bene?


Milano, Banca Nazionale degli Investimenti (BNI)
Ore 15.00 del 18 febbraio 2003


Quella volta in particolare, venti mesi prima, quando eri
entrato nella sede della Banca Nazionale degli Investimenti,
in piazza Cordusio, avevi avuto la sensazione netta di star
facendo un ottimo lavoro. Ti eri messo gli occhiali scuri -
non si sa mai, in giro poteva esserci qualcuno che conoscevi -
e ti eri avviato, come un normale cliente, verso la macchinetta
sparanumeri. Avevi atteso disciplinatamente il tuo
turno finché un’impiegata ti aveva fatto accomodare su una
sedia davanti alla sua scrivania. Era una scrivania piccola e
bianca e lei una biondina, con la camicetta candida di bucato
e le dita affusolate. Tu, Jack, un omone di 100 chili per 189
centimetri d’altezza, capelli neri e dita che fanno fatica a
schiacciare i tasti del telefonino, ci stavi a malapena su quella
seggiola. Però eri riuscito a farti piccino e avevi saputo guardare
la biondina con un’aria un po’ disorientata, mentre,
dopo i soliti convenevoli, le spiegavi il perché della tua visita.
«Vede, signora, ho ricevuto un’eredità. Mia zia Felicita. Una
santa donna che non si è mai sposata e che mi ha tenuto
sulle ginocchia fino a… beh, forse neanche troppo, sono
cresciuto in fretta… È che ho perso i genitori che ero piccolo,
e mi ha tirato su lei. Si è dedicata a me. Non spendeva
niente, non usciva mai. Mi ha fatto studiare, mi ha mantenuto
all’università. Non so come abbia potuto fare tante
economie. Però ecco che ora mi ritrovo questo gruzzolo…»
«… Che vorrebbe investire, signor La Mosca.»
«Sì, appunto. Mi hanno parlato tanto bene della vostra
banca.»
«E a quanto ammonterebbe il capitale?»
D’accordo, Jack, lo sanno tutti che ti piace giocare. Ma non
mi sembra una ragione sufficiente per distruggerti. O sì? In
quel momento, avevi addirittura fatto finta di non trovare
più l’assegno. Avevi aperto la ventiquattrore, l’avevi richiusa,
avevi rovistato nelle tasche del cappotto, in quelle dei pantaloni,
mentre la biondina ti fissava con il dubbio che fossi un
pirla, un buffone. Poi ecco che, ripiegato alla peggio, dal
taschino della giacca avevi tirato fuori un assegno stropicciato
e lo avevi mostrato alla biondina.
Sulle cui guance si era diffuso un tenue rossore.
Sulle cui labbra si era palesato un lieve sorriso.
I cui occhi si erano illuminati.
«Ah, vedo che si tratta di una cifra molto interessante. In
questo caso, se mi attende un attimo, la vorrei far parlare
con il responsabile del settore private banking della nostra
agenzia.»
«Il responsabile di cosa, scusi? Sa, l’inglese lo mastico poco.»
«Oh, non ci faccia caso, ci si dà un sacco di arie con l’inglese,
ma poi le cose che contano veramente sono quelle solide,
tradizionali… È il dottor Santini, che si occupa dei clienti
privati particolarmente importanti, come lei.»
«Come me?» Avevi fatto tanto d’occhi, “sorpresissimo” di
essere trattato con tanta deferenza.
«Ma certo, dottor La Mosca. Se vuole attendermi un
istante…»
La biondina si alza e si allontana. Solo qualche minuto e
rientra, pregandoti di seguirlo. Incredibile com’è cambiata.
Non è più una biondina. È diventata una bionda. E non ti fa
più accomodare su una sedia davanti a una scrivania, ma ti
lascia sprofondare in una poltrona davanti a un tavolinetto
basso.
«Caffè? Cioccolatino?»
«Un cioccolatino, grazie.»
La scatola che la bionda ti porge è, naturalmente, di Leonidas.
Tu ne prendi due e te li metti in bocca contemporaneamente.
La bionda sorride.
In quell’istante entrano un doppiopetto grigio e un sorriso.
La bionda accenna quasi a un inchino: «Se vuole scusarmi»
dice, ed esce.
Il doppiopetto è Santini. Ha anche due occhietti penetranti,
capelli brizzolati tagliati a spazzola e ti offre un sigaro. Tu
pensi che stiano esagerando, ma accetti.
«Lo fumo dopo, se non le dispiace» dici, mentre te lo metti
nel taschino.
Santini si siede sulla poltrona di fronte alla tua senza mai
smettere di sorridere: «Quindi, abbiamo una bella cifra da
investire…»
«Beh, veramente ce l’ho io.»
«Certo, certo… Facevo per dire.»
«No, sa, mia zia mi diceva sempre di non fidarmi troppo
delle banche.»
«Macché, non dia retta. Voci, voci incontrollate. Che fanno
solo male a chi opera correttamente nel mercato. Noi siamo qui
per fare innanzi tutto il suo interesse.»
«Grazie molte. Ma mia zia diceva sempre che ciascuno il suo
interesse se lo fa meglio da sé.»
Continui a fare il tonto. Santini ti scruta.
«Lei deve pensare a noi solo come a uno strumento per soddisfare
le sue esigenze finanziarie, assicurative e previdenziali.
Come fanno, del resto, molte delle più importanti famiglie
milanesi che sono nostre clienti.»
Cambi posizione un po’ a fatica, sprofondato come sei nella
tua poltrona. «Ah, questo è molto interessante. E chi sarebbero?
Mi faccia qualche nome, magari li conosco…»
«Beh, adesso chiede un po’ troppo. Ma non abbia timore,
quando diventerà cliente le spiegherò tutto, perché ho capito
che lei è una persona interessata anche a comprendere le
dinamiche di ogni singola proposta. Mi dica, dispone di altri beni,
oltre a questi… due milioni?»
«Veramente non saprei… Credo che mia zia avesse anche
dei soldi in Svizzera. Sa, ai suoi tempi tutti portavano i soldi
in Svizzera.»
«Ma adesso non ce n’è più bisogno. Perché rischiare di avere
qualche guaio con la Guardia di Finanza? Recuperi anche
quei soldi e li porti in Italia.»
«Non potrebbe occuparsene ugualmente senza che io li trasferisca
dalla Svizzera?»
«Eh, no. So che molti lo fanno, ma è illegale. Chi lavora in
una banca italiana può curare solo patrimoni che si trovano
in Italia. Io sono il responsabile della clientela privata della
banca e mi potrò occupare direttamente di tutti i suoi investimenti
solo all’interno dei confini nazionali. Ma non si preoccupi,
lo farò benissimo.»
«Ah, questo è molto bello. Ora sono più tranquillo.»
Santini è rilassato. Avere davanti un cliente con molti soldi e
poca esperienza lo fa sentire a suo agio.
«Vuole farmi qualche domanda?»
«Ecco, se permette, vorrei sapere quanti clienti gestisce lei,
personalmente» fai tu, Jack.
«Come mai me lo chiede?»
«Beh, sa, mia zia diceva sempre che se uno ha molti clienti
vuol dire che lavora bene.»
«Giusto. Allora, ascolti: ho centottanta clienti e gestisco più
di duecento milioni di euro.»
«Accidenti. Sono un sacco di soldi! Sa che la cosa mi preoccupa?
»
«E perché mai?»
«Perché i miei due milioni, a questo punto, diventano briciole
per lei.»
«Ma si figuri! Pensi che siamo attrezzati per assistere clienti
con patrimoni anche più piccoli del suo.»
«Ah, allora lo ammette che il mio patrimonio è piccolo!»
«Ma no, ma…»
«Santini, non importa, lei mi piace. Anche se disprezza un
po’ i miei soldi, vedrò di fidarmi di lei. Però posso farle
ancora qualche domanda?»
«Sì, certo. Comunque, guardi che possiamo darle un prospetto
informativo…»
«No, no. Non voglio un prospetto. Voglio sapere se lei si
trova bene qui, in questa banca.»
«Ma sa che lei fa proprio delle domande bizzarre?»
«Crede? È che seguo sempre i consigli di mia zia. E lei mi
diceva sempre che se proprio devi fidarti di qualcuno, devi
almeno essere sicuro che non ti pianti in asso. Dev’essere
perché aveva avuto un grande amore, poi lui l’aveva lasciata
proprio alla vigilia delle nozze e lei ne era rimasta segnata.
Allora, sa, visto che sto per affidare i miei soldi alla sua
banca tramite lei, non vorrei proprio che lei se ne andasse
lasciandomi allo scoperto.»
«Certo che sua zia era davvero una persona in gamba.
Comunque, la rassicuro. Mi trovo molto bene in BNI. È
un’ottima banca.»
«E se dovesse andarsene, dovrebbe pagare una penale?»
Santini si alza dalla sua poltrona. Adesso è vistosamente a
disagio.
«Ma scusi, lei chi è? Che razza di domande fa? Non mi è mai
capitata una cosa del genere… Comunque, no, non ho vin-
coli. Non dovrei pagare nessuna penale. Qui sto benissimo,
ma potrei andarmene quando voglio senza pagare nulla.»
E tu, Jack, a questo punto ti sei alzato e gli hai teso la mano.
«Allora cominci a pensarci seriamente, dottor Santini. Sono
Giacomo La Mosca, area manager della Nattan Bank, e
dopo questa conversazione ho il piacere di comunicarle che
sono molto interessato ad averla nella mia squadra di promotori
finanziari.»


Nel limbo

Decisamente, il mondo non è dei fessi, anche se come te
hanno una laurea in ingegneria nucleare e fanno i promotori
finanziari, o magari i cacciatori di promotori finanziari. Il mondo
non è dei fessi, perché i fessi finiscono male, e hanno pure
torto. È così semplice, evidente, matematico. Hai capito,
Jack? Hai avuto quello che ti meritavi. Perché avrebbero
dovuto risparmiarti? Perché non avrebbero dovuto cacciarti?
Nessuno è insostituibile, specie i rompicoglioni.
Ma quando è iniziata veramente questa storia? Quel giorno
alla Banca Nazionale degli Investimenti o l’anno dopo, alla
riunione con gli area manager della Nattan Bank, quando
l’amministratore delegato ti aveva fulminato con gli occhi e
aveva detto qualcosa nell’orecchio a quell’avvocato, quello
Sturli? Oppure qualche ora prima, quando avevi salvato il
culo a Edoardo Corradi, e lui, poi, tanto per ringraziarti,
avrebbe anche cercato di fregarti i clienti?

Un anno dopo
Milano, filiale Nattan Bank
Ore 8.05 del 18 febbraio 2004

«Jack, sono nei guai!»
Chi parla è Edoardo Corradi, uno dei promotori finanziari
della tua squadra.
«Andiamo bene, di prima mattina senza neanche aver preso
un caffè. Cos’è successo?»
«Un casino. Ieri telefona un cliente e mi chiede di comprargli
settecentomila euro di Bio Niscagi. Dice che si trova imbottigliato
nel traffico sulla tangenziale est, ma entro l’una mi
avrebbe inviato via fax l’ordine firmato.»
«Che roba è la Bio Niscagi?»
«Un titolo “bio” quotato sul nuovo mercato.»
«Sul Numtel italiano?»
«Sì, la società è piccola e ancora non vende neanche un prodotto,
ma ci sono grandi prospettive.»
«Mai sentito. E il cliente chi è?»
«Si chiama Franco Bitto.»
«Bitto, Bitto… come il formaggio… È quello che ha lavorato
in un’azienda informatica e che ora è in pensione?»
«Lui!»
«Gli piace operare sul nuovo mercato… Ma ci capisce?»
«Mah, aveva avuto una soffiata. E poi, sai, tre giorni fa sui
giornali c’era scritto che il 2004 sarà l’anno dei titoli bio,
quindi il parco buoi ci si butta a pesce.»
«Più che buoi mi sembrano asini. Vabbè. E tu che hai fatto?»
«Ho passato l’ordine immediatamente.»
«E…?»

«E in chiusura perdevano il 18%.»
«Bella soffiata!»
«Alle quattro del pomeriggio Bitto non aveva ancora mandato
l’ordine di acquisto delle Niscagi e così l’ho chiamato.»
«Avresti dovuto fartelo inviare prima.»
«Infatti. Lui ha negato tutto. Ha detto di non aver mai dato
l’ordine e che non mi avrebbe mandato nulla. Anzi, ha anche
minacciato di rivolgersi alla Consob.»
«L’asino che vuol fare il lupo.»
«Che facciamo?»
«È un bel guaio. Se questa storia arriva davvero alla Consob,
tu sei sospeso, poi scattano le indagini con chissà quali conseguenze.
Lo sai anche tu che è vietatissimo acquistare titoli
senza avere l’ordine scritto del cliente.»
«Lo so, però lo facciamo sempre. Lui mi ha telefonato alle
8.30 proprio perchè gli comprassi il titolo in apertura alle
9.00. Le altre volte era andato sempre tutto bene!»
«Sì, ma le altre volte non aveva perso centoventiseimila euro
in una seduta. Vediamo… Lui nega di aver dato l’ordine e,
ovviamente, non ti manda il fax di conferma dell’acquisto.»
«No, ovviamente.»
«Dunque, Bitto, Franco Bitto, buon cliente… Da quanti
anni sta con noi?»
«Quattro.»
«Quanti soldi ha dato alla banca?»
«Un milione e mezzo di euro.»
«E bravo il nostro Bitto. Fa lo stronzo, ma non vorrei davvero
perdere un cliente da un milione e mezzo di euro, neanche
per la tua bella faccia. Fammici pensare. Ti chiamo se mi
viene un’idea.»
E l’idea ti è venuta poco dopo, Jack. Ti è bastata mezz’ora, e
non avevi neanche preso un caffè.
«Edo, vieni nel mio ufficio!»
Corradi in un baleno ti raggiunge.
«Uhm… Nel contratto c’è scritto che ci riserviamo il diritto
di registrare le telefonate. Spero che tu non abbia mai detto
al tuo cliente che in realtà noi le telefonate non le registriamo,
no?»
«No, penso di no.»
«Allora facciamo il primo tentativo: prendi questo telefono,
chiama il cliente e passamelo. Io intanto inserisco il vivavoce.
»
«D’accordo… Pronto… Buongiorno signor Bitto, sono
Corradi.»
«Ah, è lei, Corradi. Mi auguro che abbia trovato la soluzione
al disastro che mi ha combinato. Cosa le è saltato in mente
di comprare quelle azioni senza la mia autorizzazione? Io le
ho affidato i miei soldi per farli fruttare, non per farglieli
buttare dalla finestra.»
«Io ho fatto quello che mi ha detto, signor Bitto.»
«Io non ho mai dato nessun ordine su Bio Niscagi.»
«Mi spiace, evidentemente non se ne ricorda.»
«Senta, Corradi, adesso mi ha stufato. Annulli l’ordine o sarò
costretto a scrivere alla Consob!»
«Aspetti che le passo una persona che vuole parlarle.»
«Me la passi e vediamo di risolvere in fretta questa faccenda.
»
«Buongiorno signor Bitto, sono Ignazio Satanasso, il legale
della banca. Il nostro promotore mi ha informato dei fatti.
Deve trattarsi di uno spiacevole malinteso, perché non capi-
sco come faccia a non ricordarsi di aver dato l’ordine, dato
che io ho risentito la telefonata due minuti fa e tutto mi è
sembrato chiarissimo.»
«Cosa intende dire?»
«Lo sa che noi registriamo tutte le telefonate, no?»
«No, non lo sapevo.»
«C’è scritto nelle condizioni generali del contratto di conto
corrente. Anche questa la stiamo registrando. Vuole sentire?
Ascolti: … non capisco come faccia a non ricordarsi di aver dato
l’ordine, dato che io ho risentito la telefonata due minuti fa e tutto mi è
sembrato chiarissimo.»
«Ma…»
«Gliel’ho detto, signor Bitto: registriamo tutte le telefonate.
Ha capito, allora? Cerchi di ricordarsi meglio, è importante.»
«Avvocato, ma…»
«Sa che l’altro giorno abbiamo denunciato alla Procura della
Repubblica di Milano, per tentata estorsione, un nostro
cliente che si era impuntato su una faccenda del genere?
Guardi, una cosa sgradevolissima. Personalmente, sono
convinto che anche lui si fosse dimenticato. Ma sa com’è, la
banca deve pur cautelarsi.»
«Sì, però…»
«Signor Bitto, lei ci pensi bene: se le torna la memoria chiami
direttamente il dottor Corradi, se invece le serve un buon
avvocato penalista, per far fronte alla denuncia, mi chiami
pure. Noi siamo sempre a disposizione dei nostri clienti.
Vedrò di farle avere qualche buon nome. La saluto.»
Ora, Jack, riattacchi e strizzi l’occhio a Corradi. Giusto in
tempo, visto che l’ufficio si sta animando e arrivano gli altri
colleghi: certe cose è meglio farle con discrezione.
«Edo, se richiama entro qualche minuto è fatta e corri a farti
firmare il modulo. Altrimenti tenteremo qualcos’altro.
Intanto, andiamo a prenderci un caffè.»
«Certo, avvocato Ignazio Satanasso.»
A quel punto vi alzate, ma siete ancora sulla soglia quando
squilla il telefono di Corradi. Che guarda sul display ed
esclama: «Caspita, è Bitto!»
«Mi raccomando, stai al gioco.»
«Pronto? Sì, sono io, dottor Bitto. Come? Ah, si è ricordato?
Ma sì, certo, sono cose che capitano… No, no, si figuri.
Vengo subito a casa sua con il modulo d’acquisto da firmare.»
Corradi riattacca. E tu, Jack, gli batti la mano sulla spalla:
«L’agnello ha mangiato il lupo, eh? Il caffè, a questo punto,
lo offri tu».
Ti senti bene, in quel momento, Jack La Mosca. Sì, per una
volta l’agnello aveva mangiato il lupo. Ma era solo un asino
travestito da lupo.
In realtà gli agnelli, nel tuo lavoro, non hanno vita lunga.

Nel limbo

Il fatto è che quando uno è un inguaribile ottimista prima o
poi finisce per pagarla. Eppure, chi ben comincia è a metà
dell’opera, diceva la zia, e tu, Jack, ci avevi sempre creduto.
La mattina in cui Mancini ti aveva fulminato con lo sguardo
era cominciata proprio bene. Prima c’era stata la faccenda di
Corradi, che si era risolta senza intoppi. Poi avevi visto
Alberto Gotti, e anche lì ti era sembrato che le cose fossero
andate bene. Eppure, ripensandoci meglio, se non fossi stato
così accecato dalla tua stessa soddisfazione, avresti dovuto
accorgerti che c’era come un cattivo presentimento nell’aria.
Ma del resto chi si accorge mai di queste cose?

Milano, filiale Nattan Bank
Ore 9.16 del 18 febbraio 2004

«Guarda chi si vede! Alberto, Alberto Gotti da Perugia. E
già: oggi c’è la riunione degli area manager di tutto il Paese.»
«Sì, lasciamo perdere… Cazzo, che ufficio supertecnologico!
Ma chi te lo paga, Jack?»
«Che ti frega di chi me lo paga? Dimmi se ti piace, invece.»
«Certo che mi piace. E tutti questi computer. Cos’è ’sto bottone?
»
«Ehi, ehi. Buono, questa è roba che costa, mica è la PlayStation.
»
«Lo sai che sei un po’ ingrassato, Jack? Le cose ti vanno
bene.»
Sorridi. È vero, le cose ti vanno bene. Ora hai comprato un
sacco di gadget per il tuo ufficio, e ti piace farli vedere agli
amici.
«Guarda qui che roba. Nello schermo alla tua sinistra ho in
tempo reale gli andamenti di tutti i titoli europei che ho
acquistato per i clienti, nello schermo centrale i titoli americani
e in quello alla tua destra quelli acquistati in Asia.»
«Della serie: come buttare i soldi dalla finestra.»
«Oh, senti, Alberto! A me questo lavoro piace. Mi impegna
quattordici ore al giorno, se ci devo investire dei soldi non ci
penso due volte.»
«Anche a me piaceva il lavoro. Ma quando uno arriva a cin-
quantacinque anni pare che non possa più permetterselo.»
«Che vuoi dire?»
«Voglio dire che mi hanno licenziato.»
Ecco. A quel punto, Jack, avresti dovuto sentire una fitta, un
campanello, un brivido. E invece non hai sentito niente.
Anzi, da qualche parte nella tua testa hai pensato: “Eccone
un altro che si è fatto fregare. Mica come me, che non mi
faccio fregare mai”.
Ti sei messo a sedere e hai invitato Alberto a fare altrettanto.
«Come, ti hanno licenziato? Che significa?»
«Significa che dopo vent’anni hanno trovato un pretesto per
darmi un calcio nel culo e sbattermi fuori.»
«Ma come hanno potuto? In fondo, hai un contratto.»
«Appunto, è a termini di contratto che mi hanno dato il benservito.
Sai che ho sempre collaborato anche con una società
di leasing, no?»
«Sì, l’ho sempre saputo. Lo sapevano tutti.»
«Beh, loro hanno fatto finta di scoprirlo solo ora. Mi sono
trovato in ufficio la visita inattesa degli ispettori del controllo
interno della banca che sono andati subito a beccare i
moduli dei contratti di leasing dell’altra società. Figurati, a
parte i moduli, c’era di tutto nel mio ufficio: dépliant, proposte
su carta intestata, gigantografie della società di leasing…»
«Mi sembra normale esporre i prodotti che si propongono,
no?»
«Sì, ma il giorno dopo ricevo un telegramma con la comunicazione
che la Nattan interrompe il mio contratto di lavoro
per giusta causa e mi accusa di concorrenza sleale.»
«Che figli di…»
«Mi hanno anche informato che se avessi fatto storie avreb-
bero segnalato i fatti alla Consob.»
«Certo, la Consob. Oggi è il giorno della Consob…»
«Cioè?»
«Niente, proprio stamattina un cliente ha cercato di fregare
un mio promotore minacciandolo di deferirlo alla Consob.
La tirano sempre fuori quando fa comodo. Comunque, del
tuo licenziamento non avevo saputo niente. Quand’è successo?
»
«Una settimana fa.»
«Mah, probabilmente ne parleranno oggi alla riunione. Non
possono far passare la cosa sotto silenzio. E tu cosa farai?»
«A cinquantacinque anni? Niente, andrò in giro a offrirmi
come lavavetri ai semafori e non mi vorrà nessuno.»
«Dai, non dire cazzate. Uno con la tua esperienza. Sei un
bravo promotore finanziario.»
«Ah, certo, con la mia esperienza, ma senza clienti, senza
appoggi, senza colleghi che possono seguirmi, senza niente
di niente.»
«Come senza clienti?»
«Giusto un mese fa mi hanno obbligato a firmare un patto
di non concorrenza in cambio di cinquemila euro.»
«Cioè? Cos’hai firmato esattamente?»
«Nel caso di interruzione del rapporto di lavoro con la Nattan
per un motivo qualsiasi, mi sono impegnato a non contattare
né i clienti né i promotori finanziari della banca per
due anni, altrimenti dovrò pagare una penale di trecentomila
euro. E capisci che, per dargli trecentomila euro, ne devo
guadagnare seicentomila…»
«Che trappola!»
«Esatto, Jack. Sono le trappole di quel figlio di puttana di
Sturli. Lo conosci, vero?»
«Ne ho solo sentito parlare.»
«È un porco.»
«Pensi di fargli causa?»
«Oh, Jack, tu oggi vai proprio a ruota libera! Ti rendi conto
di chi avrei contro? Tutta la potenza finanziaria della Nattan
e lo studio legale Sturli. Mi spazzerebbero via. Tanto più
che, formalmente, hanno ragione.»
«Ma che ragione e ragione! Lo sapevano benissimo che tu
trattavi quei leasing, e poi non c’è vera concorrenza, perché
comunque la Nattan non offre leasing ai suoi clienti.»
«Jack, lascia perdere. Se cerchi di consolarmi, è tempo perso.
So benissimo che sono finito. Non posso tirarmi dietro i
clienti né i promotori. Non riuscirò a fare un beato cazzo.»
«Ti arrendi senza combattere.»
«In più, se gli facessi causa, farei un favore a Sturli, che
vedrebbe aumentarsi la parcella.»
«Non dovevi firmare quel patto di non concorrenza.»
«Adesso lo so.»
«Alberto, ti ho già detto che sei un bravo promotore finanziario,
vero?»
«Sì, un attimo fa.»
«Ho mentito!»

Nel limbo

Ricorda, Jack, per i titoli dei tuoi clienti fissa sempre un
prezzo minimo. La massima perdita sostenibile. Lo stop loss.
Se il titolo cala e raggiunge quel prezzo, basta, non devi
andare oltre. Non puoi più sperare che si risollevi. Devi ven-
dere e basta. Tu l’hai sempre rispettato lo stop loss dei titoli
dei tuoi clienti, ma ce l’avevi il tuo prezzo minimo prefissato?
Il tuo stop loss? O te ne sei dimenticato? Quando hai
visto che le stavi prendendo, perché non hai mollato il
colpo? Non si gioca così alla roulette? Non sai che il modo
migliore per perdere tutto è sperare di risollevarsi?
Adesso che ci ripensi, la storia di Alberto Gotti ti sembra
profetica. Ma allora ci avevi riso su. A te non t’avrebbero
mai sbattuto fuori, vero?

Pochi minuti dopo

«Che forza che sei, Francesca! La migliore segretaria
all’ombra della Borsa di Milano. Mi chiedo come farei senza
di te.»
«Se lo vuoi sapere, Jack, me lo chiedo anch’io. Ma dato che
di aumenti qui non se ne vedono, ho smesso di chiedermelo.
Preferisco non farmi male da sola.»
«Dai, di che ti lagni? L’ultimo aumento l’hai avuto il 4
novembre del…»
«… 1918? In effetti è stata proprio una vittoria.»
Francesca è bella, bei denti regolari, occhi allegri. Ha due
figli. E ha te. «Non preoccuparti, Jack. L’importante è che tu
sia ricco e felice, pieno di donne e di soldi. Anche se noi
dovessimo finire sotto i ponti, che importa? Piuttosto, cos’è
successo con Alberto? L’ho visto molto tirato.»
«Niente. L’hanno sbattuto fuori. Doveva aspettarselo…
Cinquantacinque anni, cara mia: cominciano a cercare il
modo di non pagarti la pensione. Altre novità?»
«Nessuna. Il materiale per la riunione è pronto. Puoi andare
quando vuoi.»
«Allora vado subito. Queste riunioni sono uno strazio, tanto
vale finirla al più presto.»
Mentre ti dirigi verso la sala riunioni, incontri Claudio Elli,
uno dei migliori promotori dell’ufficio. Prima di conoscerti
aveva lavorato sempre in ottime realtà di private banking. Ti piaceva
fargli l’esamino, e glielo fai anche stavolta: «Allora dottor
Elli, come andranno i mercati?»
«Guardi, ingegner La Mosca, se vuole una previsione sincera
non la chieda a me. Sbagliano le più grandi case di investimento
e vuole che non sbagli io?»
«Buona risposta. Un punto. Ma io dicevo così, volevo la sua
opinione in generale. Come si comporta in questo
momento?»
«Vuole sapere quello che dovrei fare o quello che faccio?»
«Perché? Non fa quello che dovrebbe?»
«Dipende. Secondo lei, che cosa dovrei fare?»
Il dottor Elli è un uomo placido, somiglia un po’ a Renato
Pozzetto: cicciottello, simpatico, ben vestito, un po’ stempiato,
sempre in ordine e tranquillo. Ti sono sempre piaciuti
i tipi diversi da te, Jack. Specialmente se sono simpatici. E
allora lo provochi: «Cosa dovrebbe fare? Quello che faccio
io. Un po’ di azionario e un po’ di obbligazionario. Condivida
i rischi con il cliente e gli proponga sempre prodotti di
qualità. Conosce la regola d’oro: tutelare prima gli interessi
del cliente, poi i suoi e poi quelli della banca».
È qui che Elli scoppia a ridere: «La Mosca, mi vuole prendere
in giro? Se faccio così muoio di fame prima che la
banca mi butti fuori. Ha visto l’ultimo prodotto che la banca
spinge a vendere con la nuova campagna di marketing “Fai
clienti gli amici”?»
«Il Galaxy?»
«Proprio quello. Mentre la concorrenza offre il 3,8% su
conto corrente, loro vengono fuori con l’1% di rendimento
minimo garantito per i prossimi cinque anni.»
«E lei vende il Galaxy, dottor Elli?»
«Certo che lo vendo. E venderò anche le Niscagi, quando ci
daranno i bond da piazzare.»
«Niscagi? Si prevede un collocamento?»
«Così dicono.»
«Ah, d’accordo: vende Galaxy, venderà le Niscagi, vuole
proprio perdere gli amici, eh?»
«Ascolti, La Mosca. Non so se mi provoca o se certe cose le
pensa davvero. Lei forse si può permettere di fare il cavaliere
senza macchia e senza paura perché fa questo lavoro da
vent’anni e ha un portafoglio clienti che posso solo sognare.
Io invece ho fatto il bancario per vent’anni, ora faccio il promotore
finanziario da tre mesi e per raggiungere lo stipendio
che guadagnavo in banca devo farne di provvigioni…»
«E allora?»
«Allora al servizio e agli amici ci penserò dopo. Ora devo
pensare a chiudere contratti.»
«Ehi, lei è proprio senza scrupoli, eh? Non sapevo che fosse
un tipo del genere, quando l’ho reclutata.»
«Lo sapeva, lo sapeva.»

Nel limbo

Chi l’ha inventato questo modo di dire, “reclutare”? Come
se avesse a che fare con un esercito. L’hai inventato tu, Jack,

.............

ACQUISTA ON LINE